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Quanti abitanti ha la Cina?

Aggiornamento: 9 feb 2021

Di Barbara Violato


“Quanti abitanti ha la Cina?” è sicuramente una delle domande più frequenti che mi è stata posta da parte di amici e conoscenti riguardo la Cina.


Questa domanda potrebbe sembrare banale e, inoltre, molti erroneamente identificano la Terra di Mezzo come un Paese la cui caratteristica più rilevante è la sovrappopolazione. Ma non è così. O meglio, i numeri di cui si parla in Cina, sicuramente, passano difficilmente inosservati, ma voglio qui analizzare bene quali opportunità si celano realmente dietro a questi numeri.


Un po’ di storia


Nel 1950 la Cina contava circa 600.000.000 di abitanti; in data 22 ottobre 2018, secondo le statistiche di Worldometers, la popolazione cinese ha raggiunto 1.416.770.498 di abitanti. Questo significa che nel corso di 70 anni la popolazione cinese è più che duplicata.


Dando uno sguardo più approfondito alle statistiche, si nota un andamento crescente fino al 1962, quando il baby boom, che aveva portato come diretta conseguenza un aumento esponenziale del numero dei giovani, iniziò a diventare preoccupante.


Per rimediare a questa situazione, il governo cinese, in un primo momento, concentrò la sua attenzione sulla pianificazione famigliare nelle aree urbane più densamente popolate. Successivamente, tra il 1973 e il 1979 il governo lanciò una politica di controllo delle nascite, considerando la sovrappopolazione un ostacolo allo sviluppo e alla modernizzazione. Infine, poiché nel 1979 la popolazione cinese costituiva circa il 25% dell’intera popolazione mondiale, il governo di Deng Xiaoping introdusse ufficialmente la politica del figlio unico.


In 35 anni di applicazione di tale politica, la Cina ha evitato la nascita di circa 400 milioni di bambini. Tuttavia, la drastica diminuzione del numero delle nascite ha causato il rapido invecchiamento della popolazione, la mancanza di forza lavoro, lo squilibrio di genere (a sfavore del gentil sesso) e, conseguentemente, la difficoltà da parte degli uomini di trovare moglie e lo sviluppo di famiglie definite “bambino-centriche”(famiglie costituite da padre, madre e figlio, nelle quali i genitori investono gran parte del proprio denaro nell’educazione del figlio).


Per questi motivi, il primo gennaio 2016 il governo cinese ha ufficialmente abolito l’applicazione della politica del figlio unico; tuttavia, la popolazione, che ormai si è abituata agli standard e al tenore di vita del periodo precedente, non sembra intenzionata a voler approfittare della possibilità di mettere al mondo più di un figlio.


Per questo motivo, e considerando inoltre che attualmente la popolazione cinese è costituita prevalentemente da anziani, si prevede una diminuzione del numero degli abitanti: entro il 2030 la popolazione cinese sarà di 1.441.181.813 abitanti, mentre entro il 2050 sarà di circa 1.364.456.723 abitanti.


Tornando a parlare di attualità, alcuni altri dati importanti riguardanti la popolazione cinese sono i seguenti:

  1. la popolazione cinese costituisce il 18,54% dell’intera popolazione mondiale;

  2. la Cina è il primo paese al mondo per il numero di abitanti;

  3. il 59,3% del totale sono abitanti urbani, mentre il 40,7% sono abitanti rurali;

  4. l’età media è di 37,3 anni.


Quanti abitanti hanno le città cinesi più popolose?


La Cina ha 102 città con più di 1 milione di abitanti, 18 città che superano i 5 milioni di abitanti, 6 città che superano i 10 milioni di abitanti (tra queste, Shanghai con 22.685.000 e Pechino con 20.390.000 abitanti).


Per capire meglio di che dimensioni e numeri stiamo parlando, basti pensare che Roma conta circa 2 milioni e mezzo di abitanti, perciò la Cina possiede 42 città più grandi di Roma.


Crescita del reddito e aumento della middle class


A partire dal 1978, Il governo cinese ha emanato una serie di riforme che hanno portato alla creazione di nuovi posti di lavoro e ad un costante aumento del reddito pro capite annuo dei cittadini cinesi. In seguito, con la definizione del New Normal, sono state implementate riforme che miravano a supportare il passaggio ad un modello di sviluppo economico più sostenibile.


L’aumento della disponibilità economica ha avuto come diretta conseguenza l’incremento dei consumi interni, facilitato e influenzato anche dallo sviluppo sempre maggiore in Cina dell’e-commerce e dalla conseguente facilità con cui il consumatore cinese può avere accesso a qualsiasi tipo di prodotti in tempi brevissimi.


Parlando di aumento di consumo interno, si prevede una crescita annua del consumo interno del 5,5% per i prossimi 15 anni, che porterà l’economia cinese dei consumi interni a superare quella dell’Europa. Si assisterà inoltre a una diminuzione del numero di persone con un reddito inferiore alla media, che passerà dal 36,9% del 2015 all’11% del 2030 e ad una crescita dei cosiddetti “Big Spender”, che passeranno dall’attuale 2,6% al 14,5% della popolazione.


Cosa significano tutti questi numeri?


Il consistente aumento della middle class cinese, il passaggio da una politica a favore degli investimenti e del risparmio a una politica che incentiva i consumi personali e, inoltre, l’evoluzione dei gusti delle persone che diventano sempre più sofisticati e orientati ad una qualità elevata, creano grandi opportunità di business per le aziende estere, che possono trovare nel mercato cinese un bacino di clienti potenzialmente enorme, in un mercato non ancora saturo.


In particolare, secondo un report realizzato da Westwin, i consumatori cinesi si stanno rivolgendo sempre più frequentemente a brand internazionali che offrono prodotti di qualità in settori quali cosmetici, abbigliamento e calzature, prodotti elettronici, cibi e bevande.

Fonti:


Worldometers

Camera di Commercio Italo Cinese


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