Mai protagoniste: la strumentalizzazione delle donne nella storia del ‘900 cinese

Di Cristina Manzone per Gender China

Foto dal web

Che le condizioni subalterne delle categorie oppresse siano spesso state strumentalizzate a fini politici ed economici non è una novità. Con questo breve articolo, voglio raccontarvi come fino ad oggi, in Cina (ma invito anche noi europei a fare un esame di coscienza), la subalternità della donna sia stata spesso, in termini pratici, strumentalizzata per fini non propriamente femministi.


Fin dall’inizio: la nascita del primo “femminismo” cinese


Alla fine del XIX sec, durante un periodo politico instabile permeato da una forte necessità di riformare la società, in Cina si sviluppò quella che oggi potremmo definire una versione embrionale della corrente femminista cinese. Mentre l’impero Qing viveva gli ultimi anni del suo dominio in preda ad un fervore intellettuale che voleva delegittimare il potere imperiale (basti pensare alla Riforma dei Cento Giorni, approvata dall’imperatore Guangxu nel 1898) (1), molti intellettuali dell’epoca riconoscevano la necessità di modernizzare la Cina rivedendone in modo critico il sistema socio-culturale. Tra questi ricordiamo Kang Youwei e Liang Qichao, due tra i pensatori riformatori più influenti, nonché tra i primi a richiedere un ripensamento dei ruoli di genere.

In particolare, Liang Qichao sostenne a gran voce l’importanza di garantire l’indipendenza alle donne. Per fare ciò era necessario impartire loro un’educazione adeguata col fine di poter lavorare autonomamente, senza dover gravare economicamente sul proprio marito/padre/fratello. Senza voler negare l’enorme passo avanti che queste posizioni hanno rappresentato, bisogna però sottolineare come queste rivendicazioni fossero funzionali ad un discorso ben più ampio, volto allo sviluppo del paese: anche la donna doveva contribuire all’avanzamento economico e culturale della Cina e la sua emancipazione l’avrebbe aiutata a perseguire questo obiettivo, senza pesare eccessivamente sul lavoro degli uomini (2).


L’altra metà del cielo: alla ricerca di un’uguaglianza rivoluzionaria


Durante il periodo maoista, l’agenda del PCC aveva molto a cuore l’uguaglianza di genere. Un primo segnale di tale interesse fu la fondazione, nel 1949, dell’organizzazione che oggi conosciamo come la All-China Women’s Federation, che ha tuttora il compito di fare da collegamento tra il Partito e le donne. Questo femminismo di stato, tuttavia, non ha eliminato di fatto la struttura patriarcale che è sempre stata alla base della società cinese. La ricerca di uguaglianza tra i sessi si rivelò, nella pratica, più un processo di mascolinizzazione della figura della donna che un avvio verso un rimodellamento dei due generi (3). Nonostante i buoni propositi ideologici, possiamo intravedere una strumentalizzazione di base: le donne rappresentavano una forza indispensabile per il progetto rivoluzionario, il loro lavoro produttivo e riproduttivo costituiva una forza vitale per gli obiettivi di sviluppo della nazione socialista (4). Basti pensare alle rappresentazioni delle eroine di ferro, androgine e potenti, e, allo stesso tempo, alla retorica della donna come “madre della rivoluzione” (5).


E oggi?


Con le politiche di apertura degli anni ‘80, è avvenuto un ritorno all’essenzialismo di genere. Se da un lato le donne devono lavorare per mantenere uno standard di vita agiato, che con le privatizzazioni di determinati servizi è sempre più difficile da mantenere, dall’altro risentono della responsabilità di essere madri e mogli. La donna è tornata, dunque, ad indossare i suoi vecchi panni. Ciò è dovuto anche al ritorno del PCC verso una struttura sociale e morale confuciana (6). Infatti, anche le campagne della All-China Women’s Federation riportano in auge il ruolo di cura della donna cinese oggi (7).

Il ritorno in auge dei ruoli di genere tradizionali non è però del tutto passato in sordina. Sono tante le femministe che criticano questo sistema sociale e che combattono quotidianamente contro le strutture patriarcali della società, nonostante le difficoltà. Ne sono un esempio le famose Feminist Five (Li Maizi, Wei Tingting, Zheng Churan, Wu Rongrong, Wang Man) o attiviste come Xiao Meili.


1 Rebecca Karl, “Feminism in modern China”, Journal of Modern Chinese History, 2012, 6:2, p. 240.

2 Per approfondire questo aspetto si consiglia di leggere Liu L. H., Karl R., Ko D., The Birth of Chinese Feminism: Essential Texts in Transnational Theory, New York, Columbia University Press, 2013.

3 Per un approfondimento su questa tematica, con relative fonti, si consiglia l’articolo di Patrizia Piscitelli “Come la Rivoluzione Culturale rimodellò l’uguaglianza di genere nelle giovani istruite” sul blog di Gender China, https://genderchina.wixsite.com/website/post/come-la-rivoluzione-culturale-rimodellò-l-uguaglianza-di-genere-nelle-giovani-istruite.

4 Per un excursus esaustivo e corredato da fonti della figura della donna durante il periodo maoista, si consiglia la lettura dell’articolo di Federica Ceccarelli “La questione di genere nella Cina maoista: punto programmatico o strumento di consenso?” sul blog di Gender China, https://genderchina.wixsite.com/website/post/la-questione-di-genere-nella-cina-maoista-punto-programmatico-o-strumento-di-consenso.

5 Alicia S.M. Leung, “Feminism in Transition: Chinese Culture, Ideology and the Development of the Women’s Movement in China”, Asia Pacific Journal of Management, 20, 2003, p. 365-366.

6 Per un approfondimento sull’influenza del confucianesimo nella politica cinese contemporanea si consiglia Scarpari M., Ritorno a Confucio. La Cina di Oggi fra tradizione e mercato, Bologna, Il Mulino, 2015.

7 Di questo ne parlo un po’ più approfonditamente nell’articolo “Madri prima che donne: su chi grava il peso della famiglia patriarcale cinese” sul blog di Gender China https://genderchina.wixsite.com/website/post/madri-prima-che-donne-su-chi-grava-il-peso-della-famiglia-patriarcale-cinese.

8 Per approfondire la storia delle Feminist Five si consiglia il libro di Leta Hong Fincher Betraying Big Brother: the feminist awakening in China del 2018, edito da Verso Books.


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