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La Golden Week, tappa a Datong

Aggiornamento: 9 feb 2021

Di Silvia Conticelli


Il primo ottobre in Cina ricorre l’anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese e in questa occasione viene concessa una settimana di vacanza, conosciuta con l’appellativo di “Golden Week”.


Golden Week è sinonimo di caos, primordiale caos: la quasi totalità della popolazione, infatti, sfrutta questi sette giorni per viaggiare alla scoperta di quei luoghi che un vero cinese non può esimersi dal visitare.

Da vera amante del paese del Dragone, non potevo certo rinunciare a seguire alla lettera la tradizione, nonostante questo significasse andare contro ogni residuo di razionalità.

Sconfitto dunque anche l’ultimo barlume di lucidità, decido di partire insieme a cinque amiche, destinazione Datong prima e Mongolia Interna poi.


Tralasciando il banale racconto del susseguirsi di code chilometriche, ingombranti bagagli dalle fattezze quasi umane, treni K [1] gremiti di odori nauseabondi e altre simili amenità, la prima grande sfida del nostro viaggio è l’albergo. << Mi dispiace, ma noi non siamo più su questa piattaforma. Non abbiamo ricevuto alcuna prenotazione da parte vostra >> è stata la frase con cui siamo state accolte dal receptionist.


Un ottimo inizio, in una Datong “fully booked”, alle 23:00, con temperatura percepita 0 gradi. L’unica papabile soluzione? Contrattare e contattare la suddetta piattaforma naturalmente.

Dopo aver praticamente attinto al nostro intero vocabolario in lingua cinese, riusciamo ad ottenere tre stanze, evidentemente adibite ad usi eufemisticamente definibili “alla Pretty Woman” (senza il lieto fine), in cui domina il rosa shock e al centro del soffitto fa bella mostra una palla stroboscopica degna della discoteca più trash della periferia romana. Il non plus ultra è tuttavia costituito dalla totale mancanza di divisione tra servizi igienici e camera da letto, in linea con l’utilizzo abituale della stanza, e dal letto al baldacchino sicuramente scarto della scenografia di un porno di serie B.


Grazie ad una buona dose di spirito di adattamento trascorriamo una notte tranquilla, ignare di cosa il beffardo fato aveva in serbo per noi il giorno dopo. Fedeli al nostro programma di viaggio, ci rechiamo in una losca stazione degli autobus decise a raggiungere il Tempio Sospeso.



















Dopo tre ore di viaggio, una discutibile sosta in uno pseudo autogrill con annessa toilette di cui preferisco omettere qualsiasi descrizione e un nuovo amico autoctono, arrivati a qualche chilometro dalla nostra destinazione, l’allegro autista ci comunica che dobbiamo proseguire a piedi perché il maxi-ingorgo formatosi davanti a noi non permette di andare oltre. Ottimo.


I chilometri, rigorosamente in salita, si esauriscono in una mezz’ora abbondante di cammino e il Tempio Sospeso diventa realtà dopo circa quattro ore di fila. Gente, persone, volti, individui ovunque. In un modo che ancora non mi è molto chiaro, sopravviviamo alla prima giornata. Il secondo giorno scorre tranquillo e ci vede scorrazzare tra le imponenti grotte buddiste invase da selfie sticks, che attentano alla salute mentale e non.


La mia prima Golden week made in China è ancora all’inizio, ma ha ancora tanto in serbo per me e le mie compagne di viaggio.

Seconda tappa: Mongolia interna, ah ma questa è un’altra storia, non perdete d’occhio il blog per saperne di più!


Note:


[1] Treno K (kuaisu): letteralmente “fast trains”, sono la penultima categoria verso il basso di treni cinesi

Datong


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