La blockchain in Cina: dal boom del fenomeno alla reazione del governo

Aggiornamento: 19 feb 2021

Di Barbara Violato


Ciao, sono Barbara e oggi voglio proporvi un articolo dalla rubrica “La voce dei lettori”, su un argomento abbastanza caldo e attuale, ovvero lo sviluppo della tecnologia blockchain in Cina. Per chi conosce bene la Terra del Dragone e il governo cinese, i termini Cina e blockchain potrebbero sembrare un ossimoro, tuttavia non è proprio così. Ho deciso di parlarvene oggi insieme a Teresa Tropea, che ha scritto una tesi sull’argomento.


B) Come nasce il tuo progetto? Come mai la scelta di questo argomento?

T) Tramite un’esperienza di tirocinio effettuata due anni fa, ho avuto modo di studiare e addentrarmi nell’industria 4.0 e nelle nuove tecnologie digital. La tecnologia Blockchain e le criptovalute mi hanno da subito incuriosito e affascinato. Essendo una sinologa e appassionata della Cina e del suo processo di crescita e sviluppo in ambito fin-tech, approfondendo l’argomento mi sono subito accorta che non vi era chiarezza dell’intero sistema cinese. Lo scopo di questo lavoro è quello di chiarire da un punto di vista giuridico la situazione attuale sulle criptovalute in Cina, attraverso un’introduzione storica che spiega come il paese è oggi diventato il centro mondiale nella generazione e trading delle criptovalute, portandosi avanti nello studio e sviluppo di applicazioni che sfrutteranno la tecnologia Blockchain.


B) Passiamo subito al sodo: Ma cosa è la tecnologia Blockchain? T) In realtà le criptovalute sono solo una delle numerose e possibili applicazioni della tecnologia Blockchain che è oggi utilizzabile sia nel settore finanziario (con Bitcoin e altre criptovalute che si sono sviluppate successivamente), ma anche come piattaforma per gestire transazioni e scambi di informazioni e dati in maniera decentralizzata e in campi che non hanno alcuna attinenza con la finanza come ad esempio l’energy, il retail, l’healhtcare, il real estate, e molti altri. Come suggerisce il nome, la Blockchain è una catena di blocchi digitali che contiene un grande registro on-line elettronico delle transazioni che vengono effettuate tra i partecipanti della catena. Ogni singolo blocco è collegato a tutti i blocchi dei partecipanti della rete e questo rende difficile alterarlo poiché, a causa della natura decentralizzata di questo registro digitale, un hacker dovrebbe modificare tutto il blocco contenente quella transazione. La transazione viene così registrata in maniera trasparente e sicura sulla rete attraverso il consenso dei partecipanti. Questo registro on-line è decentralizzato, ovvero non vi è l’intermediazione di una terza entità come per esempio una banca che fa da garante tra le due parti. L’accordo viene gestito e consolidato interamente tra le due parti sulla rete, sfruttando questa tecnologia. Il fine è infatti rendere possibile la nascita di una comunità decentralizzata in cui tutti i membri possano scambiarsi dati, informazioni o valore in fiducia, senza il bisogno di un’autorità centrale o di un intermediario.


B) Come nasce la febbre delle criptovalute in Cina? Come si è evoluto il fenomeno?

T) Il fenomeno criptovalute è esploso in Cina nel 2013, e il dragone si è imposto sulla scena internazionale per tre principali motivi. Il primo è dato dal fatto che le transazioni con le criptovalute possono essere effettuate in maniera anonima e quindi non possono essere tracciate dal governo (ricordiamo che in Cina vi è un rigido monitoraggio sul flusso dei capitali provenienti e destinati all’estero). Il secondo motivo è dato dai bassi costi dell’energia elettrica nel paese che facilita il mining, processo che attraverso lo sfruttamento di una grande potenza di calcolo dei computer, permette di ottenere le criptovalute e aggiungere “i blocchi” alla catena Blockchain. La Cina si trova attualmente tra le prime nazioni al mondo dove l’energia elettrica costa poco ed è in questo senso che essa è diventata una vera e propria miniera delle monete virtuali. Infine, la debolezza e alcune svalutazioni dello Yuan cinese effettuate tra il 2014 e il 2016 hanno fatto sì che gli utenti considerassero il Bitcoin (o le criptovalute in generale) una ‘moneta’ più sicura. Oltre a ciò si aggiunge l’iniziale disinteresse delle autorità che ha permesso alla Cina nel giro di pochi anni di diventare un punto di riferimento di primo piano dell’ecosistema delle criptovalute mondiale. Naturalmente questa repentina espansione non è passata inosservata all’occhio delle autorità cinesi che si sono espresse per la prima volta nel dicembre 2013 e poi a fine 2017 in due comunicati emessi dalla People’s Bank of China(PBoC). Il primo documento sottolinea come le criptovalute non siano in nessun modo paragonabili al Renminbi anzi, siano un prodotto puramente virtuale, mettendo in evidenza i rischi in cui gli utenti potrebbero incorrere utilizzandole, vietandone altresì qualsiasi forma di trading nel paese. Dal documento emerge chiaramente come le autorità cinesi temano che le criptovalute possano incoraggiare traffici illeciti e incrementare la corruzione. È evidente come ancora una volta il Governo voglia strettamente tenere sotto controllo, o addirittura inglobare, una tecnologia che potrebbe rivelarsi pericolosa per la tenuta economica e sociale del paese. E questo non ci stupisce proprio. Il governo cinese da sempre tende ad avere una politica autoritaria e accentratrice: un po’ come la censura di Google e Facebook. Le criptovalute e la Blockchain in generale hanno un forte potere decentralizzato, sta tutto nella rete e non vi sono stati e governi di mezzo. La pronta risposta da parte delle autorità davanti un fenomeno così grande non sorprende per niente.

Il secondo documento invece riguarda il divieto di effettuare l’Offerta di valore iniziale (ICO- Initial Coin Offering) , una modalità di crowdfunding con le criptovalute lanciata dalle start-up per raccogliere fondi e realizzare la propria idea business.

La pubblicazione dei due documenti ha causato immediatamente una crisi delle criptovalute con effetti importanti nel resto del mondo, dove il valore del Bitcoin ha perso più del 50% rispetto al boom del 2013, ma dopo alcuni mesi il mercato si è completamente risanato, indicando una significativa crescita. Gli utenti cinesi continuano a investire sulle criptovalute e le aziende continuano a effettuare le ICO, bypassando il sistema governativo che, d’altro canto, non riesce di fatto a contenere il fenomeno.


B) Pensi che il blocco imposto dal governo cinese sulle ICO e sul trading delle criptovalute sia una soluzione temporanea o definitiva?

T) Il governo non si è ancora espresso a riguardo ma il messaggio che vuole trasmettere per adesso è chiaro: no alle criptovalute, si alla tecnologia Blockchain. Infatti, il governo è fortemente interessato nell’investire in questa nuova tecnologia che è stata inclusa nel suo 13esimo piano quinquennale nel 2015. Inoltre le autorità cinesi sono in trattativa per un eventuale collaborazione tra la criptovaluta made in China NEO ed Ethereum (un’altra criptomoneta, rivale di Bitcoin) per vedere se in futuro sia possibile rilasciare una criptovaluta nazionale cinese e creare quindi una moneta centralizzata, in mano alle Banche cinesi.

B) Quindi, se il governo dovesse rilasciare una criptovaluta nazionale, non si perderebbe un po’ il significato e le potenzialità di questa nuova tecnologia? T) Esatto! il Bitcoin infatti fu inventato nel 2008 da Satoshi Nakamoto (pseudonimo dietro al quale non si sa se effettivamente si nasconda una o più persone) e proprio nel suo White Paper possiamo leggere il core di questa tecnologia:

“Bitcoin is very attractive to the libertarian viewpoint if we can explain it properly”.

Per la prima volta, la tecnologia potrebbe non essere tenuta sotto controllo da entità centralizzate grazie alla struttura decentralizzata della Blockchain, in accordo con la visione libertaria di Nakamoto.


B) Ci sono altre considerazioni che avresti voluto affrontare nella tua tesi?

T) L’argomento è vasto e complicato (ho rischiato anche di imbattermi in calcoli computazionali!). Sicuramente una delle questioni che mi sarebbe piaciuto affrontare e che vanno oltre “la situazione criptovalute in Cina”, è quello dell’utilizzo di risorse elettroniche ed elettriche che tiene in piedi l’intero sistema. Il mining delle criptovalute infatti (il processo attraverso il quale letteralmente si “minano” i bitcoin) richiede un grande dispendio energetico. In realtà vi sono molte start- up che stanno pensando in che modo risolvere il problema come ad esempio la creazione di sistemi di raffreddamento a liquido a basso consumo ed ecologici, pensati per queste grosse mining companies. Ci sono altri problemi non indifferenti, come la privacy e scalabilità del network . Non tutti infatti credono nelle criptovalute, i più scettici pensano sia solo una bolla che prima o poi scoppierà. Ma per quanto riguarda la Blockchain, le nazioni stanno investendo molto e puntano allo sviluppo di applicazioni che sfrutteranno questa tecnologia e sono sicura che in pochi anni si riuscirà a perfezionare il sistema e a correggerne alcuni errori.


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