‘Grassroots democracy’: dinamiche delle elezioni nei villaggi della Cina rurale

Aggiornamento: 7 mar 2021

di Valentina Pellegrino


Si è parlato molto quest’anno di elezioni, voti, seggi e candidati pensando agli Stati Uniti, ma forse non tutti sanno che anche nell’autoritaria Cina vengono organizzate elezioni popolari democratiche e competitive.

Introdotte alla fine degli anni 80 nei circa 800.000 villaggi sul territorio cinese, le elezioni si tengono ogni tre anni per nominare il rappresentante governativo a livello di villaggio.

Sotto la guida di Deng Xiaoping, lo smantellamento delle comuni popolari, retaggio dell’era di Mao e della rivoluzione culturale, ha causato un vuoto di potere, un aumento della corruzione e il deterioramento delle relazioni tra i cittadini e gli ufficiali locali. Questo ha portato alla necessità, promossa anche da leader del Partito Comunista come Peng Zhen e Bo Yibo, di creare un sistema normativo a livello cittadino, delle istituzioni politiche chiare e la possibilità di affidarsi a ufficiali locali che possano essere fidati e riconosciuti agli occhi degli elettori.


L’idea che i cittadini potessero eleggere direttamente i propri rappresentanti per far parte del Comitato di villaggio (anche non appartenenti al Partito a patto di ottenere dieci firme) per intermediare con le autorità del Partito e con i funzionari di livelli amministrativi superiori, ha acceso un vivo dibattito politico riguardante il livello di indipendenza concesso ai Comitati e l’eventualità di applicare il sistema in modo più ampio su tutto il territorio.

Tuttavia, le intenzioni della leadership cinese, che per prima ha promosso le elezioni popolari, non erano legate alla volontà di attuare una democratizzazione della Cina. Tutt’altro! Infatti, le elezioni furono inizialmente incentivate come un mezzo per potenziare la governance dello stato e mantenerne la stabilità nella Cina rurale. L’obiettivo era principalmente quello di concedere “un’indipendenza controllata” per far sì che i cittadini appoggiassero la classe dirigente locale. In questo modo, era possibile sfruttare la loro conoscenza del territorio e la presenza di funzionari delegati per controllare e mantenere il potere saldo anche in aree più remote e difficili. Una ristrutturazione politica a livello rurale fu quindi necessaria per stabilire la legittimità della nuova classe dirigente.


Un importante elemento da considerare per comprendere le dinamiche delle elezioni nei villaggi è proprio la divisione amministrativa e territoriale di un’area vasta e complessa come la Cina, suddivisa in unità minori, i villaggi, raggruppati in enti amministrativi via via più ampi, fino alle province e regioni autonome.

Le già tese dinamiche tra funzionari e rappresentanti del Partito a vari livelli amministrativi influenzano pesantemente le elezioni cittadine. Infatti, pur essendo almeno in teoria, indipendenti e democratiche, in pratica vengono spesso manipolate direttamente o indirettamente dallo stato e i candidati indipendenti dal Partito hanno scarse possibilità di successo.

Inoltre, a causa di queste suddivisioni, le elezioni non sono implementate allo stesso modo e a livello omogeneo in tutti i villaggi sul territorio cinese. Nonostante ciò, secondo uno studio, abitanti di villaggi in diverse province della Cina considerano le elezioni e la loro gestione sostanzialmente regolari, trasparenti e realmente atte a rimuovere leader e ufficiali corrotti.

Tuttavia, la partecipazione politica dei cittadini nei villaggi spesso non è dimostrazione di un reale interesse verso la situazione politica locale. Le elezioni acquistano un significato leggermente diverso rispetto al concetto democratico di partecipazione come diritto di un cittadino. In Cina, il Partito trasmette l’idea di partecipazione politica come dovere e compito dei cittadini e delle elezioni come contributo degli elettori alla costituzione e stabilità dello stato, piuttosto che come affermazione della volontà e scelta individuale.


Per incoraggiare la partecipazione, quindi, il governo fa inizialmente leva sul senso del dovere, mentre a livello locale altri elementi vengono adottati per guadagnare il favore dei cittadini o indirizzare voti verso un candidato favorito.

Funzionari del Partito a livello locale o autorità appartenenti a Comitati di livelli amministrativi più alti a volte interferiscono nelle procedure elettorali di villaggio attraverso l’acquisto di voti, incentivi economici, facendo leva su relazioni familiari e interpersonali o favorendo l’affluenza in alcune aree con l’organizzazione di una seconda tornata elettorale o di seggi mobili.

Nella provincia dello Zhejiang, per esempio, i cittadini che partecipano alle elezioni, perdendo un giorno di lavoro, vengono rimborsati con una somma che va da 2 a 60 RMB.

Bisogna tuttavia anche analizzare il comportamento di cittadini che scelgono di astenersi dall’esprimere il proprio voto. Il basso livello di educazione e di comunicazione nelle zone rurali (migliorato grazie alla diffusione di internet), l’opposizione dei funzionari, la sfiducia verso la gestione delle elezioni e la conseguente certezza di non poter raggiungere una reale indipendenza sono alcuni dei motivi che spingono i cittadini a non votare e ad arrivare a utilizzare l’astensione dal voto come una vera e propria protesta contro l’interferenza esterna.

Ad esempio, nei villaggi della provincia dello Jiangsu, una delle più sviluppate della Cina, i cittadini con maggiore coscienza politica e valori democratici riconoscono i limiti delle elezioni locali e utilizzano l’astensione dal voto come un “attivismo politico non convenzionale” (Zhong & Chen, 2002).



Bibliografia:

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