Cina o Europa? Collezionismo e produzione delle porcellane bianche e blu

Aggiornamento: 19 feb 2021

Di Rachele Rosina

© Victoria and Albert Museum, London

Guarda l’immagine qui sopra e prova a rispondere: è un vaso cinese oppure no? La risposta la trovi all’interno di questo articolo, continua a leggere!

Sin dall’inizio dell’importazione in occidente, le porcellane cinesi ebbero estrema popolarità grazie al mistero che alleggiava attorno al materiale.

Erano oggetti estremamente preziosi e considerati di lusso: possederne uno era considerato segno di ricchezza e potere, tanto che solo la classe aristocratica poteva permetterseli.


I primi pezzi arrivarono in Europa attorno al 16mo secolo e, al contrario di quanto si possa pensare, erano oggetti contemporanei che in Cina sarebbero stati dedicati all’utilizzo di tutti i giorni (come un piatto dell’IKEA oggi, per intenderci), quindi decisamente nulla di prezioso o particolarmente ricercato in Cina.


Una volta giunti in Europa, tuttavia, venivano trasformati – con piedistalli o coperchi in oro o argento per esempio – cambiandone completamente l’utilizzo, oltre che la percezione della sua decorazione. La più comune delle ciotole cinese ha spesso una decorazione al suo interno, cosicché alla fine del pasto se ne possa apprezzare il design. Se però si aggiunge anche solo un piedistallo o un manico e viene esposta come oggetto da collezione, assume una funzione totalmente diversa: perde la sua utilità e non si potrà più vedere il disegno contenuto al suo interno.

Portapennelli cinese con montature d’argento dorato © Victoria and Albert Museum, London

Quando le operazioni commerciali della Compagnia delle Indie Orientali facilitarono l’esportazione dei beni cinesi, le porcellane divennero più popolari ed accessibili, sebbene ancora molto costose. Si incominciò ad ordinare interi set di stoviglie, tanto che al Victoria & Albert Museum si trovano oggi piatti con diversi stili di decorazioni numerati, in modo che il cliente avesse un vero e proprio catalogo da cui scegliere!

Piano piano, anche in Europa si iniziò la produzione locale di porcellane, che ridusse ulteriormente i costi e permise di allargare il mercato.

Il vaso che avete visto all’inizio è – rullo di tamburi – un chiaro esempio della loro diffusione.


Attorno al 18mo secolo la produzione su larga scala della “porcellana” prese piede in Inghilterra, il luogo d’origine del nostro vaso in questione.“Porcellana” tra virgolette perché la composizione chimica del nostro vaso non è uguale a quella dei vasi cinesi.

La porcellana è realizzata a partire da un’argilla ricca di caolino (che da il colore bianco al materiale) e senza impurità. Inoltre, si cuoce ad altissime temperature ed è molto resistente. In Europa non è molto diffusa, così si cercò di rimediare mescolando argille a polveri di colore bianco per imitarne la composizione. Questa porcellana artificiale viene chiamata “tenera” perché cuoce a temperature più basse, e non è molto resistente. Diciamo che bere un bel tè caldo con il rischio che la tazza ti si frantumasse in mano fece si che, dopo tante ricerche ed esperimenti, nella fabbrica di Bow (Londra) si arrivasse ad un materiale chiamato “Bone China”: un mix di caolino, ossa animali polverizzate (da qui “bone”) ed altri ingredienti. Questa era più resistente, ma la sua porosità faceva sì che si macchiasse più facilmente.


La produzione iniziò imitando deliberatamente la decorazione dei vasi cinesi più popolari e considerati anche allora i più rappresentativi – i bianchi e blu!

Anche se successivamente decorazioni ricche e colorate attirarono di più l’attenzione del pubblico, la produzione dei bianchi-e-blu inglesi rimase stabile fino alla fine del 1800. Era infatti conveniente sia per il produttore, in quanto più economica e veloce da realizzare, sia per il consumatore, in quanto era una soluzione più economica, pur rispecchiando il gusto esotico del tempo.


Il collezionismo delle porcellane in Europa ebbe grande importanza nella società del tempo. Superava la distinzione di genere del collezionista (sebbene ci fossero restrizioni legate alla classe sociale, e alla possibilità di accedere a tali oggetti), e ne dimostrava il buon gusto, l’attenzione alle mode, al mercato e alla politica internazionale. La successiva produzione locale rese accessibile questi oggetti alle classi più basse, che volevano imitare il gusto dei ricchi per cercare di far parte ad uno strato sociale altrimenti irraggiungibile.

Ed è il collezionismo delle porcellane locali, iniziato alla fine del 1800, che non solo ne conferma l’importanza sociale, ma testimonia anche un’ulteriore evoluzione del gusto e della vita del tempo.

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