Belt and Road – Ruolo e opportunità per l’Italia

Aggiornamento: 19 feb 2021

Di Alessia Paolillo


La “Belt and Road”, conosciuta anche come “OBOR” (One Belt One Road, in cinese Yidai Yilu一带一路) e in Italia come “Nuova via della seta”, è un incredibile progetto geopolitico e infrastrutturale lanciato nel 2013 dalla Repubblica Popolare Cinese sotto la presidenza di Xi Jinping.


Scopo principale della Belt and Road è quello di collegare l’Est all’Ovest implementando gli scambi commerciali tra i due poli, attraverso una serie di nuove infrastrutture che correranno (e già corrono) lungo tutto il territorio compreso all’interno dell’iniziativa. Ad oggi hanno aderito più di 65 Paesi in tutto il mondo andando a coinvolgere circa 4,4 miliardi di persone, cioè quasi il 63% della popolazione globale e il 29% del PIL mondiale.

Il progetto prevede sei corridoi divisi tra quattro vie terrestri e due vie marittime ai quali si vanno ad aggiungere una via polare, che corre lungo tutto il polo artico, e una via aerea.



Dal 23 marzo 2019 anche l’Italia è entrata a far parte dell’iniziativa con la firma di un “Memorandum d’Intesa”, risultando così essere il primo Paese del G7 a prendere parte al grande progetto cinese.

L’Italia segue il progetto della Belt and Road già dalla sua nascita, fu infatti uno dei primi Paesi occidentali ad aderire all’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) e Paolo Gentiloni fu l’unico capo di governo dei Paesi del G7 a partecipare al primo Belt and Road Forum a Pechino nel 2017.

Quello che risultava evidente già nel 2013 era come i porti italiani avrebbero potuto ricoprire un ruolo importante di snodo commerciale e strategico. Il Mediterraneo, infatti, è il punto di arrivo della tratta marittima che da Fuzhou, nel Fujian regione localizzata nel sud-est della Cina, si dirige verso la Malesia, passando per Thailandia, Indonesia, India e dirigendosi infine nel Mediterraneo dove, attraverso la Grecia, potrebbe raggiungere l’Italia.


Lo snodo italiano che fa più gola all’iniziativa è quello del porto di Venezia. Già quattro anni fa, nel 2016, si era iniziato a palesare il notevole ruolo strategico che il porto avrebbe potuto ricoprire. La rotta marittima proveniente dal Medio Oriente, infatti, grazie all’approdo di Venezia, risulterebbe essere la più efficiente di tutte quelle comprese all’interno del progetto. Con questo collegamento si potrebbero ridurre al minimo i tempi e i costi relativi allo spostamento delle merci, che sono tra l’altro alcuni degli obiettivi principali della Belt and Road.


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Photo credits: Pickline


La firma del “Memorandum d’Intesa” ha ufficializzato una serie di situazioni e relazioni preesistenti tra Italia e Cina, andando a totalizzare 29 accordi siglati nella stessa giornata. Questi si spostano dall’ambito culturale a quello commerciale, passando per quello alimentare e turistico. Già solo da questi dati è possibile intuire la portata di questo accordo e le enormi opportunità che ne potrebbero derivare per l’Italia. Seguendo la linea di principio di una collaborazione win-win (mutuo vantaggio)tra i due Paesi i risultati che potrebbero nascerne sarebbero niente affatto da sottovalutare.


È importante che l’Italia riesca a sfruttare al meglio la contingenza in cui si trova, andando a coordinare i propri investimenti per evitare una marginalizzazione del Paese. Basti pensare che la Cina è il nono mercato per l’esportazione del Made in Italy, particolarmente apprezzato dai cittadini della RPC, e che il Bel Paese è inoltre il quinto partner commerciale della Cina.

Un settore che trova particolare interesse nell’Estremo Oriente è quello agroalimentare; in Cina sta man mano crescendo la consapevolezza e il gusto per il mangiar sano e di qualità, compito al quale il mercato italiano saprebbe adempiere egregiamente. Da non sottovalutare, poi, il fatto che l’Italia sia diventata una delle principali mete degli investimenti cinesi; ad oggi le cifre si aggirano intorno agli 11 miliardi di dollari statunitensi.


Alla luce di quanto detto finora risulta più evidente considerare l’Italia come terminale naturale della Nuova Via della Seta, nonché hubstrategico delle rotte commerciali tra Europa e Cina. Nel 2020 si festeggeranno i 50 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Cina, rievocazione storica molto importante per i due Paesi che potranno fare della loro decennale collaborazione un grandissimo punto di forza.


Riferimenti:

  1. Pecchioli Roberto, L’Italia e la Via della seta, Accademia nuova Italia

  2. Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale, Diplomazia economica italiana, Newsletter online

  3. ISPI online, Belt and Road Initiative Dossier

  4. Belt and Road Portal, English version

  5. Riccardi Lorenzo, Cina La Nuova via della seta, Corriereasia

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