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Alla scoperta della Mongolia Interna

Aggiornamento: 19 feb 2021

Di Margherita Maestripieri


Ancora prima di raccontare il viaggio suggestivo che abbiamo affrontato Noi Bacchette nell’altopiano della Mongolia interna è bene avere, a mio parere, delle informazioni chiave su questa regione particolare.


La regione della Mongolia interna è una regione autonoma della Repubblica Popolare Cinese che ha come capoluogo Hohhot e confina con la Russia e la Mongolia. Nella Mongolia interna convivono cinesi di etnia Han e una minoranza mongola, alla quale appartengono i successori di Gengis Khan, fondatore dell’impero mongolo (il più vasto impero terrestre nella storia dell’umanità, seppur per brevissimo tempo), per cui le lingue ufficiali sono il cinese e il mongolo. Per quanto riguarda la lingua mongola, è ancora utilizzato l’alfabeto tradizionale mentre in Mongolia è stato adottato l’alfabeto cirillico.

Dopo questo breve excursus, ci addentriamo nel racconto della parte più avventurosa del viaggio, iniziando dai treni cinesi.


Come penso ormai abbiate intuito anche negli articoli precedenti, i treni cinesi (come quelli giapponesi) sono famosi per la puntualità, ma al contrario dei cugini, il divario tra treno ad alta velocità e treno “lento” è abbastanza notevole: se nel primo caso si ha la sensazione di essere in una puntata di Futurama, nel secondo invece si viene direttamente catapultati ai tempi della rivoluzione culturale. Dimenticate il vostro sedile, la pulizia e l’educazione. Sui treni lenti, chiamati anche treni “K”, troverete delle panche di legno o, se siete fortunati, rivestite con un cuscino di 2 mml, un tavolino da 30 x 20 cm utilizzato da almeno 8 persone e, per finire, uomini e donne di tutte le età che divorano semi di girasole, la cui buccia viene letteralmente sparata via sul pavimento. Ma non è tutto, a coronamento dell’idilliaco quadretto troverete cinesi che, avendo comprato i biglietti per i posti in piedi, cercheranno di rubarvi il posto o si siederanno su uno sgabello di fronte a voi, naturalmente fissandovi.

Nonostante ciò, il treno K é in qualche modo una delle ultima officine di quella Cina autentica, ancora ignara di cosa ci fosse oltre i propri confini, ma questa é un’altra storia che vi racconteremo presto.


Parlando del nostro viaggio, è bene fare una premessa: noi 5 ragazze abbiamo organizzato la maggior parte dei viaggi che abbiamo intrapreso in Cina, tuttavia, per il viaggio in Mongolia Interna, per ragioni di tempo, organizzazione e spostamenti, ci siamo affidate ad un’agenzia.


Dopo ben cinque ore di treno (partendo da Datong), finalmente arriviamo nella città di Hohhot, dove veniamo accolte in stazione dai proprietari dell’ostello in cui avremmo alloggiato, che, con un minivan, in cinese anche detto “bus panino” (面包车), ci conducono a destinazione. Una volta giunte in ostello decidiamo sul da farsi: siamo tutte d’accordo sull’escursione nel deserto, tuttavia non siamo psicologicamente pronte alle temperature glaciali.

Addio al sole cocente in canottiera, benvenuta tuta da sci.

Ci rechiamo in una parte di deserto chiamata “gola delle sabbia che canta” in cinese 响沙湾, a 60 km da Baotou 包头, chiamata così per il rumore prodotto dalla sabbia quando viene sfiorata dagli slittini, usati per scivolare sulle dune, un divertimento da provare per tutte le età.


Dormire almeno una notte in gher – la tipica tenda mongola – è assolutamente un must del viaggio in Mongolia per fare un’esperienza a stretto contatto con la natura, e noi non ce la siamo fatte mancare! Ci si ritrova in mezzo al nulla, lontano da ogni forma di civiltà, come formiche in mezzo alla grandezza dell’arida steppa mongola o del ventoso deserto del Gobi. E lo spettacolo che si apre davanti agli occhi di notte è davvero impagabile: una quantità incredibile di stelle riempie il cielo, si vede la via Lattea e la percezione della rotondità della Terra ti fa sentire al sicuro, raccolto come in una bolla di vetro immerso in questo paesaggio meraviglioso. L’interno della tenda mongola è molto semplice: due/ tre letti e una stufa, attiva in ogni periodo dell’anno perché sí è meraviglioso trovarsi in mezzo al nulla, ma il freddo è impietoso! Ah, non dimenticatevi di chiudervi nel vostro sacco a pelo perché di notte qualche animaletto potrebbe venire a farvi visita. Ma non temete, queste piccole controindicazioni sono davvero minime in confronto alla meravigliosa esperienza che potrete vivere in yurta.

Tornando alla nostra avventura, il giorno successivo non è mancata l’escursione sul cammello, con tanto di pranzo con i nomadi del deserto a base di montone.

Il montone arrosto, insieme all’agnello, è uno dei piatti principali della regione della Mongolia interna, spesso cucinato nell’hotpot. Da provare assolutamente il tè al latte salato e lo yogurt, che, rispetto allo yogurt che proverete in Cina, ha tutto un altro sapore. L’ultimo giorno ci siamo recate in un tempio buddhista nelle montagne, pieno di colori e di statue del Buddha che richiamavano allo stile tibetano.


Siamo tornate a Pechino sempre con un treno K, stanche, ma felicissime di aver avuto l’occasione di assaporare e fare esperienza di una delle regioni settentrionali più suggestive della Cina.

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Photo credits: Margherita

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