4 giugno 1989

Aggiornamento: 19 feb 2021

Di Margherita Maestripieri


4 giugno 1989, esattamente trent’anni fa, cifra tonda per una data indelebile nel cuore di ogni sinologo e cinese di quell’epoca.

Nonostante la grande apertura della Cina nei confronti dell’occidente, dopo la campagna delle “quattro modernizzazioni” (esercito, agricoltura, ricerca scientifica e industria), il governo che presentava un carattere tendenzialmente più democratico, rifiutò categoricamente la proposta di abbandonare l’idea di una struttura autoritaria del potere, scatenando diverse proteste studentesche.

La visita di Gorbaciov nella capitale costituì un’occasione fondamentale per gli studenti cinesi che si riversarono nella piazza più famosa della Cina, appunto Tian an men, per richiedere una maggior libertà politica e di parola. Le proteste iniziarono nel maggio dello stesso anno, oltre agli studenti alle proteste si unirono operai, imprenditori, giornalisti.

Il governo comunista che temeva l’estendersi di questa idea di protesta in altre parti della Cina, decise di intervenire tempestivamente proclamando la legge marziale, inviando successivamente in piazza militari e carri armati. I carri armati non intimorirono gli animi dei giovani che continuarono a protestare per i propri diritti, finchè proprio il 4 giugno 1989 i militari non aprirono il fuoco sui civili, da lì l’idea del massacro, con una stima di 2500 morti e 30 000 feriti (dati mai confermati dal Governo, i dirigenti cinesi fornirono numeri notevolmente più bassi).

La famosa foto del ragazzo di fronte al carro armato rimase il simbolo di un giorno che cambiò per sempre la storia e oggi è anche il simbolo di un passato che la Cina continua a tentare di cancellare, soprattutto nella mente delle nuove generazioni.

Che fine ha fatto il ragazzo? Il governo non ha mai fornito una versione ufficiale, si pensa che sia finito in uno dei campi di rieducazione cinesi, i famosi “laogai” oppure che sia stato ucciso giorni dopo l’accaduto, l’identità del ragazzo rimane comunque ignota.

Immagine presa dal web

Cosa pensano i cinesi? Le nuove generazioni non sono al corrente dei fatti accaduti quel giorno, mi ricordo di una ragazza che veniva in palestra con me (nata nell’anno 1994) a cui chiesi che cosa pensasse del massacro di Tiananmen del 1989 e lei mi disse di non sapere niente al riguardo, non aveva mai letto di quella data nei libri di storia. Il collegamento con il romanzo 1984 fu quasi inevitabile: sullo stile della storia del libro, anche il governo cinese aveva cercato di cambiare “la storia” attraverso l’istruzione.

Fuori dal paese, considerando inaspettatamente anche Hong Kong, il ricordo rimane acceso ed è puntualmente celebrato da artisti, giornalisti stranieri e non, insieme a cinesi naturalizzati in altre nazionalità.


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